6.00 am

La mattina quando esco di casa è buio e talmente freddo che ho l’impressione che qualcuno mi stia prendendo a martellate la faccia. Capisco che è freddo da come il fumo dei camini sale verso il cielo, dritto, e da quelli che incontri, che si stanno tutti soffiando il naso o hanno la faccia sepolta da una sciarpa. Il momento peggiore è quando sta per arrivare il treno e lo annuncia una folata di vento ghiacciato; penso che morirò lì per lì, che mi verrà il raffreddore, l’influenza, la broncopolmonite. Diciamo che un po’ me lo auguro perchè sogno di svegliarti tardi la mattina e rimanere a crogiolarmi nelle coperte, con qualcuno che mi sovviene con del brodo caldo e delle pappine tiepide. Salgo sul vagone e cerco  il posto più adatto per trascorrere altri 45 minuti di sonno veglia: lontano dalle persone con sguardi troppo vivaci, con toni di voce troppo squillanti e con ingombranti portatili già aperti sulle gambe e quattro cellulare con quattro diverse sonerie appoggiate al sedile di fianco. Scelgo un posto isolato, possibilmente vicino al finestrino in modo da poterci appoggiare la testa, potenzialmente lontano dai bocchettoni dell’aria condizionata e dai portaimmondizie stracolmi di freepress. Il tempo di appoggiare la testa e sto già dormendo, o meglio sono in uno strano limbo in cui pur mantenendo la coscienza del viaggio mi concedo qualche sogno inconsistente, fosse pur solo sognare di dormire e aspetto che il treno cambi binario e dia una leggera scossa a tutti i corpi abbandonati di tutti i pendolari, come fosse una mossa di una strana danza dei dormienti, e a quel punto so che mancano ancora solo dieci minuti ed è il tempo che mi resta per svegliarmi e prepararmi spiritualmente alla vera alba della mia giornata.

Una volta avevo un blog.
Adesso ho solo dei pensieri minimi.



per chi vuole scrivermi la mail è sempre quella là:
figliadelgiaguaro@hotmail.com

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