G (giugno)

Piove talmente tanto che le pareti della cucina risuonano come percorse da torrenti, cascate invisibili. Fuori dalle finestre il cielo è grigio, basso, tocca i tetti delle case. Adesso abito qui, da sei mesi quasi, la mattina apro gli occhi, infilo le infradito e mi guardo riflessa allo specchio, in pigiama, stroppicciata come una federa dimenticata a metà in un cassetto. Sono sempre le 7.50, tutte le mattine. Faccio colazione con l’orologio e un muro giallo e il motore del frigo che è un eterno grillo e fa cri-cri cri-cri tutto il giorno. Tiro fuori la macchina, e c’è sempre qualcuno per strada che mi lancia uno sguardo che chiede “Stai andando a lavorare?”. Ho una scrivania, un computer, montagne di carte che si accumulano nel tempo e sono sempre alte uguali. Pranzo nel centro commerciale che sembra una giostra anni ‘80, ci sono un sacco di bambine che dormono nelle carrozzine e le mamme che fanno la spesa. Quando torno a casa, accarezzo un cane che è mio solo un po’, vorrei fare subito una doccia ma sono troppo stanca e così vado a vedere se nell’orto è cresciuto qualcosa e mi stupisco di quanto belle possano essere le zucchine, con le foglie enormi, i fiori gialli, e le melanzane tutte viola e marziane.

  1. postato da pensieriminimi
Una volta avevo un blog.
Adesso ho solo dei pensieri minimi.



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