Era quasi l’ora di andare a letto, e l’indomani, al risveglio, la terra sarebbe stata in vista. Il dottor Macphail accese la pipa, poi, si appoggiò al parapetto, cercò per il cielo la Croce del Sud. Era stato due anni in trincea e una ferita lo aveva tenuto a letto più del dovuto, perciò adesso era felice di passare nella tranquillità di Apia almeno dodici mesi. Già in viaggio si sentiva meglio. Quella sera si era avuta una piccola festa da ballo a bordo in onore dei passeggeri che l’indomani sarebbero sbarcati a Pago-Pago, e le aspre note del pianoforte meccanico gli martellavano ancora le orecchie. Ma grazie a Dio il ponte era ritornato tranquillo. Qualche passo più in là, in una sedia a sdraio, c’era sua moglie che conversava coi Davidson, ed egli si diresse da quella parte, piano piano. Poi si sedette e si tolse il cappello; e allora, sotto la luce, presero risalto i suoi capelli rossi che facevano corona a una macchia di calvizie dalla pelle rossiccia e forforosa. Era un uomo magro sui quarant’anni dalla faccia striminzita che rivelava una pedantesca precisione di carattere. Parlava con pacata voce sommessa dall’accento scozzese.
@4 mesi fa con 6 note
#libri #gente che ne sapeva a pacchi #pioggia
Sono circa 24 ore ininterrotte che studio. O almeno. Sono seduta davanti ai libri, ripeto le cose a voce alta, bevo quantità di caffè che potrebbero tenere sveglia tutta la popolazione di Seattle. Fuori continua a piovere, quindi non essendoci una scansione giorno-notte, l’effetto straniante è totale. Se solo ci fosse il poliziotto Deckard. E qualcuno che suona il sax in fondo alla strada con un cappello a cilindro. Magari Careless Whisper. O Amado Mio.
Invece ci sono solo io, nella mia cameretta intasata di libri, in tenuta triste e sciatta, col cerchietto per tirarmi su quei ciuffi di capelli che mentre studio mi vanno sugli occhi e siccome sono nervosa finirei per tagliarmi con la forbice con cui rifinisco le fotocopie. Ho le calze di lana lillà e Giulio che ogni trenta minuti torna per controllare se sono ancora viva e mi azzanna un polpaccio. Oppure, alta in cima alla mia sedia di pelle e mi ficca una zampata sul collo, lasciandomi segni da vampiro. Vuole giocare povero animaletto peloso. Io pure vorrei giocare. Una jacuzzi. Una baita in montagna con un pediluvio di ciobar. L’esprit de finesse. Troppe cose.
Nelle prossime 48 ore sarò ancora terribilmente studentessa. Sapere che dopo gli eventi si metteranno, nella migliore delle ipotesi, peggio non è una grande spinta motivazionale. Però sto coltivando una piantagione di cinismo rigoglioso. Ogni giorno annaffio con cura il mio repertorio di calembours decadenti e penso che Woody Allen non è una persona felice, che forse avrei bisogno di una grossa svolta, tipo andare a farmi la permanente, comprarmi un reggiseno imbottito.
Robe così, più semplici, in generale molto più facili da maneggiare.
@3 anni fa
#cerchietti #pioggia #fenomelogia dell'artiglio